Come Fischiare con le Dita

Molte volte sicuramente avremmo visto, nei film, chi, con due dita in bocca fischia, e spesso il fischio è veramente forte. E se anche tu che sei qui a leggere questa guida stai sicuro che ci riuscirai con un po’ di pazienza, ovviamente io ci ho messo settimane prima di fare un fischio valido.

Fischiare per alcuni è un impresa veramente ardua, ecco come semplificarla: dopo questa guida riuscirete a fischiare come nei film.
Ecco la procedura, per procedere correttamente a questa operazione, indispensabile avere la bocca inumidita al punto giusto e le dita pulite, lavate le mani perchè dovrete metterle in bocca.

Chiudere una delle mani, quella che userete, per me la destra a pugno ed alzatela unendo indice e medio tenendoli stretti, formando un V capovolta con le dita medio e indice che devono aiutare la lingua a ripiegarsi all’indietro per circa un centimetro, fino a quando le unghia delle dita saranno indietreggiate dietro gli incisivi.

Generalmente la punta della lingua e’ leggermente più alta rispetto alla punte delle dite. A questo punto dobbiamo soffiare dolcemente, con la giusta intensità, eventualmente modificando leggermente la posizione delle dita di volta in volta. Alternativamente è consigliabile spostare anche la lingua leggermente, fino ad ottenere l’effetto desiderato.

Come Capire Linguaggio del Corpo

Chi di voi dice: un gesto vale più di mille parole? Ragazzi, sono felice di annunciarvi; Avete capito tutto. In questa piccola guida, cercheremo di interpretare il linguaggio del corpo, quello involontario… Ragione per cui sarà certamente sincero. Chiamata anche comunicazione non verbale.

Per cominciare, da oggi in poi, guarderemo il corpo non più nelle sue splendide forme ma come involucro, trasparente, per intravedere nell’animo umano le esigenze, i bisogni e le sensazioni. Possiamo usare questa guida per interpretare quel linguaggio che non è vocale. La posizione delle mani è determinante: Palmi volti verso il basso, non desteranno mai buone sensazioni nell’interlocutore, al contrario, volti verso l’alto, procureranno sensazione di disponibilità. Attenzione perchè, in una situazione in cui i due interlocutori si trovano l’uno di fronte all’altro, volgere il palmo della mano in parallelo alla figura del partner potrà portare alla mente il pensiero “alt, fermo, attenzione”.

Mai, conversare, con braccia conserte davanti il busto o addirittura con braccia chiuse dietro la schiena. Questo, indica chiusura e non disponibilità ad ascoltare l’altro, poichè generalmente, questa posizione viene assunta per camminare oppure per stare solo ad osservare o anche solo a riflettere. Tenere invece le braccia aperte indica segno di disponibilità a relazionarsi e di apertura alle idee altrui. In una situazione in cui, invece, siete seduti, ad esempio in aula, ad un congresso e così via.. poggiare la testa sul palmo della mano indica scarsa attenzione, poggiare invece, il dito indice a lato del volto indica interesse.

Con lo sguardo anche, si può parlare, aggredire e intrigare qualcuno. Al di là dei fattori naturali quali, la luce oppure l’uso di gocce oculari. Diversi studi dimostrano come la pupilla si dilati e si restringa a seconda dell’immagine davanti a sè. Generalmente, davanti ad un’ immagine piacevole, gioiosa oppure in uno stato di eccitazione, le pupille tendono a dilatarsi, al contrario.. in situazioni sgradevoli o di rabbia trattenuta, le pupille si restringono.. (da cui la dicitura: occhi a punta di spillo).

Se si osserva la direzione degli occhi durante una conversazione si può intuire: Se gli occhi guardano verso l’alto a destra o a sinistra si sta prediligendo un canale visivo, uguale riscontro avremo se troviam innanzi a noi degli occhi direzionati al centro o fissi. Se invece, siamo nella situazione in cui gli occhi guardano a lato, destra o sinistra che sia, prediligeremo il canale uditivo.

Ultimo passo importantissimo: Quando si parla ad una riunione in cui si è la principale fonte di informazioni distogliendo lo sguardo si fa intendere che la nostra pausa nel discorso costituisce un solo momento di riflessione e da lì si riprenderà il discorso. Un conferenziere, che ha bisogno di tenere alto il grado di interesse e quindi di ascolto del pubblico parlerà preoccupandosi di avere uno sguardo brillante in modo da fare intendere agli interlocutori: “credo fortemente in quello che sto dicendo” Si consiglia di scegliere due o tre persone e di fissare lo sguardo su di esse, altrimenti, si corre il rischio di parlare ad un pubblico generico con sguardo generico e non suscitare l’interesse richiesto, non contando che si darà la sensazione di insicurezza e finzione!

Come Capire Note della Chitarra

Sai dire, premendo un tasto a caso sul manico della chitarra a quale nota corrisponde? Saper riconoscere le note sul manico è a volte è scomodo per un chitarrista ma indispensabile. Se sei alle prime armi e non sai come fare questa guida ti sarà utile.

La prima cosa da sapere è che la distanza tra due tasti consecutivi è uguale a un semitono (quindi quella tra 2 tasti è un tono). A questo punto, sapendo a che nota corrisponde una corda libera, basta contare i semitoni corrispondenti al numero del tasto. Ad esempi sul Mi basso il 7° tasto sarà “SI” ovvero il settimo semitono dopo il MI (fa, fa#, sol, sol #, la, la#, SI).

A questo punto ricordiamo come è accordata la chitarra per facilitare le cose. Il 5° tasto del MI è LA, corrispondente alla corda libera successiva, il 5° del LA è RE (ovvero la 3°corda libera), il 5° del RE è SOL (4° corda) il 4° del SOL è SI (5° corda), il 5° del SI è MI (6° corda). Si può semplificare quindi l’operazione partendo delle corde libere, vediamo come.

Riprendi il 7° tasto del MI, visto quanto detto in precedenza, puoi pensarlo come il 2° tasto del LA e quindi contare 2 semitoni da LA (cioè SI). Il 9° tasto del LA cosa sarà? il 4° tasto del RE cioè FA#.
Un ultimo accorgimento. I semitoni di una scala maggiore sono 12.. quindi la nota al dodicesimo tasto di una corda è la stessa nota della corda libera ma un’ottava più alta!

Come Cantare in Modo Intonato

Non è facile, soprattutto per coloro che non hanno mai provato, riuscire a cantare con un bel tono ed intonati. A volte è dono di natura, ma spesso si tratta semplicemente di “educare” la propria voce, seguendo varie accortezze e buttandosi alle spalle la timidezza.

Non c’è età per cantare ed esiste speranza anche per i più stonati. Detto questo, prendere in considerazione il fatto di mettere da parte la timidezza e di seguire attentamente piccole regole basilari che avranno bisogno semplicemente di un po’ di costanza. Per iniziare, la voce va controllata: bisogna alzarla qualora si tende a verificare un abbassamento vocale durante l’interpretazione di una canzone oppure si deve diminuire il tono, per le ugole più stridule. Molto spesso, le maggiori cause di abbassamento vocale, sono dovute alla timidezza e alla perdita di fiducia in noi stessi, ma non bisogna mai minimizzarsi, come regola principale.

Ci sono da valutare anche le estensioni vocali, che sono differenti in ciascun individuo: normalmente l’uomo è tenore, mentre la donna può raggiungere livelli acuti anche di soprano. Bisogna prendere orecchio della propria voce e della propria estensione vocale, mirando sui propri punti di forza, ad esempio semplicemente valutando se si è più vicini al tenore piuttosto che al soprano. Altre regole da tenere ben da conto, sono il riposo, l’equilibriopsico-fisico, l’allenamento del diaframma e della respirazione durante il canto.

Non sforzare mai la voce oltre il proprio limite, al fine di evitare assicurati mal di gola ed infiammazioni alle corde vocali: questo determinerebbe un ulteriore peggioramento dello stato di salute della gola e una pessima riuscita delle interpretazioni. Questa tecnica di controllo della respirazione e del diaframma, nel tempo e con costante allenamento, porta ad evitare di rimanere senza fiato. Eliminare dunque anche ogni fattore di stress e liberare la mente da ogni pensiero: il canto è anche uno sfogo per eliminare ogni tensione accumulata ed è espressione di noi stessi.

Come Calciare di Tacco

Il calcio di tacco è utilizzato in situazioni di emergenza (pallone lungo sopra la testa, pressione fisica dell’avversario, esigenza situazionale,). Impreciso per la superficie di contatto e zona di impatto estremamente ristrette. Anche per questo movimento è importante l’intera coordinazione del corpo.

A differenza degli altri gesti tecnici come calciare di punta piede, esterno piede, il calcio di tacco non utilizza quasi mai la rincorsa. L’arto di appoggio, in caso di pallone fermo o in movimento rasoterra, il piede si colloca lateralmente al pallone. Con pallone in volo assume la posizione consentita dalla situazione simultanea.

L’arto calciante in caso di pallone fermo o movimento rasoterra, effettua una rapida, brevissima oscillazione della gamba (ginocchio-piede) e, dopo il contatto, non prosegue nel movimento oscillatorio (leggero colpo di frusta). Il piede è parallelo al terreno. Con pallone in volo cerca il contatto con lo stesso, attraverso lo slancio dell’arto e con brevissima oscillazione a ginocchio flesso.

In caso di pallone fermo o in movimento rasoterra, la superficie di contatto è il calcagno (zona posteriore); con pallone in volo, la parte esterna della zona calcaneare. Il tronco in caso di pallone fermo o in movimento rasoterra, è naturalmente eretto; con pallone in volo è inclinato in avanti dalla parte opposta al pallone per consentire lo slancio indietro dell’arto calciante. Gli arti superiori fungono da elementi di equilibrio. Il capo è rivolto al pallone per acquisire informazioni utili all’esecuzione.

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